martedì 28 dicembre 2010

ibernati


Si aggirano di notte,incampucciati,figure tetre di un passato che stenta a svanire,zombie che come ibernati rimessi in piedi da chissà quale meccanismo si ripresentano per commettere le stesse CAZZATE!!!
Inutili esseri vuoti e senza memoria,incapaci di vivere,perchè morti in un mondo di morti,incapaci di respirare libertà e vita.Giovinezza perduta in un vuoto senza fine,vuoto costruito ad arte per perderli nel nulla..."COMUNISTI DI MERDA" mi ha gridato uno,ecco cosa sono,comunisti di merda,ci credo poco,i comunisti che ho conosciuto io e che conosco sono fatti di un altra pasta,penso invece che essi sono solo uomini incapaci di costruire,vigliacchi che si nascondono dietro all'anonimato,con la speranza che il loro gesto possa divenire qualcosa,la vigliaccheria è la loro arma,il nulla il loro pensiero....Il confronto schietto e costruttivo la loro vera paura!!!Incapaci di confrontarsi su qualsiasi tematica seria,agiscono vigliaccamente nella speranza di una reazione nostra in grado di legittimare le loro sterili gesta.
Andiamo avanti come sempre,non possiamo fermarci a perdere tempo abbiamo altro da fare!

venerdì 24 dicembre 2010

CONFEDERATIO


Nasce così:
Il 2 Giugno 2010 a Isola Farnese si sono riuniti gli Uomini Liberi della CONFEDERATIO e dalla riunione del costituito Direttivo é stato deliberato quanto segue:
1) Le autonomie operative delle diverse associazioni si identificano a Comunità di Popolo in rappresentanza delle categorie nazionali NON GARANTITE dalla partitocrazia.
2) Le autonomie convergono periodicamente, e su fatti d’attualità contingente, in comunicati ufficiali di espressione comunitaria ed in azioni pubbliche di manifestazione del loro pensiero…
3) Gli elementi essenziali che identificano la CONFEDERATIO sono stati individuati nei seguenti punti strategici:

- sovranità monetaria, militare, politica ed economica dell’Evropa,
- lotta alla ideologia economicista,
- alternativa di Democrazia Partecipativa contro ogni assemblearismo partitocratico,
- riconoscimento delle Identità Popolari.
La verifica di eventuali convergenze con altre realtà é subordinata alla condivisione dei punti espressi e verrà valutata dal Direttivo.
Sin da ora é confermato che in ogni caso NON verranno poste pregiudiziali così come NON ne verranno accettate.
Isola Farnese, 02 Giugno 2010
LABORATORIO POLITICO “FORZA UOMO”
CENTRO STUDI SOCIALISMO NAZIONALE
ASSOCIAZIONE CULTURALE “GENEROSO SIMEONE”
CENTRO STUDI ARCO E CLAVA
CENTRO STUDI CURSUS HONORUM
CIRCOLO CULTURALE CLEMENTE GRAZIANI.


Cambia e forse muore così:

16 dicembre 2010
SIA CHIARO.


Da una rapida consultazione tra i gruppi firmatari del presente comunicato, e della Confederatio, è emersa una analisi che ha esaminato le cause del mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati da parte delle organizzazioni che si rifanno direttamente od indirettamente ad uno qualsiasi dei movimenti rivoluzionari del primo novecento, o hanno, forse incoscientemente, atteggiamenti, terminologia, forma di porsi che si rifanno a passate esperienze storiche.


La loro mancata incidenza nella vita politica è dovuta essenzialmente al fatto che essi sono classificabili e permettono al sistema avversario di disinnescare sul nascere le capacità seduttive, associative ed operative di detti gruppi.

Questo tipo di classificazione permette al sistema stesso di omologare e di recuperare, a suo diretto vantaggio, forze che, invece, autonomamente riunite, differentemente organizzate ed altrimenti schierate rappresenterebbero la più chiara ed inconfutabile alternativa.

In poche parole la Confederatio non dovrebbe mai tracciare dei chiari orientamenti ideologici e politici.

I gruppi che si rifanno ai movimenti rivoluzionari del primo novecento non fanno altro che imbalsamare quelle stesse rivoluzioni alla stessa stregua di una “ sacra reliquia”: le imbalsamano, cioè ideologicamente, le cristallizzano politicamente e, da un punto di vista pratico, le depongono nella “ soffitta” delle loro personali convinzioni. Per dirla con le parole di Paolo Signorelli: noi siamo partiti dalla morte delle ideologie per dare Vita alle Idee. Ricordi e musei non c'entrano; il mondo ideologicamente imbalsamato è il Nemico primario.

Questi gruppi fungono da “ binario morto”: questo loro comportamento e questa loro estetica tende ad impedire a tutti gli uomini liberi che sono oltre gli schieramenti ed oltre le etichette parlamentari di destra,sinistra,centro di portare avanti un discorso oltre le ideologie e, guardando al futuro, di perseguire gli obiettivi veramente alternativi o di realizzare progetti che siano realmente rivoluzionari.

Da questa breve introduzione è emerso che i gruppi che intendono aderire alla Confederatio si debbono dare le seguenti regole di condotta:

Eliminare dalla loro “ ragione sociale” qualsiasi riferimento a personaggi dei passati regimi

Attuare una nuova estetica della comunicazione eliminando tutti quei riferimenti che, direttamente od indirettamente, possano indurre a classificare la Confederatio come appartenente o simpatizzante per uno qualsiasi dei movimenti rivoluzionari del primo novecento e/o per uno qualsiasi dei partiti dell’attuale schieramento politico

Agire in maniera spregiudicata, prendendo il buono dove si trova, anche in personaggi od organizzazioni provenienti dalle più varie esperienze politiche precedenti

Ogni gruppo decida liberamente quale linea di lotta scegliere. Il progetto della Confederatio non ha bisogno di cascami ne' di recite da commedia degli equivoci.

I gruppi che intendono partecipare alla Confederatio dovranno sottoscrivere le suddette regole di comportamento.

Laboratorio Politico Forza Uomo

Associazione Culturale Generoso Simeone

Centro Studi l’Arco e la Clava

Circolo Culturale Clemente Graziani



In poco tempo,così, nascono,muoiono si rigenerano,si evolvono,si sciolgono,si allargano,si autodistruggono ecc….si tratta delle varie confederazioni,costituenti,unioni,patti,partiti,movimenti,circoli ecc…che da tempo cercano di trovare un punto d’accordo tra la miriade di micro movimenti che compongono l’Area antagonista,tradizionalista,neofascista,destro-radicale ecc…
E’ una fibrillazione continua,una vitalità senza fine,che mette in luce il grande dinamismo delle tante persone che credono in una rinascita di un nuovo corso politico che richiama a qualcosa di diverso dell’attuale sistema parlamentare,dinamismo che permette la continua costruzione di micromovimenti,unico esempio a livello mondiale di molteplicità di pensiero,è lo stesso dinamismo che poi cerca di creare metodo e lavoro attraverso unioni e simili nella speranza di creare fronti in grado di poter competere in maniera seria contro lo strapotere del sistema.
La volontà di creare nuovi percorsi politici che cercano di distaccarsi perennemente da tutto il resto è evidente,molti pensano di trovare la chiave di svolta nel progettare e costruire nuovi movimenti,molti poi pensano di unire queste micro realtà,questo porta con il passare degli anni allo sfinimento di chi segue da vicino o collabora,sfinimento che porta molte volte alla rinuncia della lotta,all’abbandono per sopravvenuta mancanza tante volte di possibilità economiche di continuare.
Io da sempre mi trovo a nuotare molte volte in questo mare,molte volte ho dato il mio contributo positivo o negativo non so.Da sempre ho cercato di riunire,da sempre ho lavorato per amalgamare,da sempre ho smussato angoli e rimarginato ferite fatte da camerati ed anche questa volta cercherò di fare la stessa cosa.
Nasce CONFEDERATIO,gruppo di lavoro di alcune associazioni d’Area,2 giugno 2010,si tracciano le linee guida,si inizia un percorso,16 dicembre 2010 alla vigilia di un incontro che avrebbe portato all’allargamento del gruppo costituente,viene da parte di alcune componenti di Confederatio una precisazione,si tratta di una vera svolta,si tratta di un chiarimento che spacca in due Confederatio e che ne decide probabilmente la sua fine prematura.
I gruppi Laboratorio Politico Forza Uomo, Associazione Culturale Generoso Simeone, Centro Studi l’Arco e la Clava, Circolo Culturale Clemente Graziani,esprimono una opinione attraverso un loro comunicato congiunto il 16 dicembre,tale comunicato in parole povere cerca di alzare uno steccato tra coloro che propendono per il nuovo e coloro che si rifanno al vecchio,tale steccato serve a dividere ma serve anche a lasciare alle spalle quello che più non sentono per guardare avanti nella speranza di raccogliere nuove risorse e nuovi frutti,lasciando le vecchie muffe al loro destino.Il loro atteggiamento,come spiegato sul loro scritto,ha un motivo ben preciso si chiama opportunità politica,la gente guarda con sospetto alle vecchie ideologie,quindi per questo è meglio stare lontani da certi “cascami” per essere nuove avanguardie.I riferimenti al fascismo ed a tutto quello che usualmente viene chiamato nostalgismo appare evidente,in parole povere si vuole creare una nuova forza antagonista prendendo idee e motivi da quello che verrà e non da quello che ci ha preceduto.Molti di sicuro possono essere spaventati da parole,fatti ed usi che si ripetono venendo dal passato,la gente non capisce,la gente vuole altro.Non mi sento di criticare,ne mi sento di attaccare,hanno invitato il Circolo Mussolini a partecipare in qualche maniera alla Confederatio,io come sempre ho dato la mia disponibilità a qualsiasi operazione che vede costruzioni comuni,ho sempre fatto,lo faccio in Puglia nel unire gruppi in azioni comuni,continuerò a farlo, non mi sento di fare da giudice,mi sento solo di raccontare il mo punto di vista.
La strada di eliminare qualsiasi riferimento al passato è una strada intrapresa da tempo ed in parecchie situazioni,anche il sottoscritto ha fatto le sue buone esperienze,questo modo di fare ha purtroppo i suoi lati negativi.Noi non abbiamo bisogno del passato per il semplice motivo sentimentale,ne siamo innamorati pazzamente,ma possiamo fare a meno per il bene comune,se c’è da mettere da parte inutili orpelli per il raggiungimento di fini superiori,di sicuro chi come noi crede in certi ideali non ha paura di perdere la strada.Ma qui si tratta di altro.Si tratta di costruire un edificio comune,si tratta di metterci i mattoni,i pilastri e tutto quello che serve per fa si che questa costruzione resti.
Il nostro problema è la frammentazione,siamo in tanti,ma siamo divisi,non c’è collegamento,non c’è unità d’intenti,non c’è collaborazione quindi non c’è visibilità.Insomma la verità è che pur essendo in tanti nessuno si accorge di noi,per il semplice motivo che siamo invisibili!Si di sicuro in tanti ci odiano,in tanti vorrebbero vederci sepolti,ma non è certo a questi dedicato il nostro lavoro ne delle loro azioni abbiamo da temere.Il nostro sacrificio è rivolto agli italiani tutti,ma deve essere rivolto inizialmente a tutti coloro che possano essere d’esempio e non di certo a chi se ne sta fregando in questo momento,inutile parlare di sacrificio e di lotta a chi pensa a soddisfare le sue passioni personali,sarebbe una inutile perdita di tempo.Il nemico è potente,anche se decadente,ma pronto a rigenerarsi dandosi nuove formule,non possiamo perdere tempo,bisogna agire,ma per agire si ha bisogno di mezzi e di uomini.Cosa intendiamo fare?Vederci nelle cantine e fare i carbonari?Parlare di filosofia a convegni di pochi?O siamo pronti per il grande salto?
Io penso che siamo pronti,io penso che è arrivato il nostro momento.
Il sistema è allo sbando,molti i cenni che danno l’annuncio di una probabile fine,noi siamo quelli che possono non solo accelerare questa fine,ma costruire un futuro su ideali di giustizia e di solidarietà.Ma per poter fare ciò abbiamo,ripeto,bisogno di uomini e di forze.Abbiamo di sicuro tra noi una serie di grandi intellettuali,in grado di poter guidare un nuovo corso,abbiamo migliaia di militanti,pronti a lanciarsi in nuovi ardimenti per un nostro futuro,manca adesso l’azione e l’unità.
Azione deve essere il nostro motto,la nostra parola d’ordine,azione che porti in campo i migliori,che faccia emergere dalle buie cantine pensieri pronti ad essere mattoni per un grande edificio,azioni fatte da ardimentosi che solcano il cammino di un popolo rassegnato e intorpidito,azioni che raccontano di uno stato dove l’uomo diventa fulcro del futuro,azioni che mettono al centro i problemi ed i sacrifici di chi vive in un mondo di morti,azione che risveglia i cuori,che accende le fornaci per creare ferro che con il nostro sangue forgerà un grande futuro!
Ma questo non avverrà se noi tutti non decideremo di mettere da parte le nostre inutili visioni partitocratiche,uniamoci e facciamola finita con lo schifo che ci circonda,uniamoci senza stare a guardare se si è reazionari o rivoluzionari,se si guarda ad Evola o a Gentile,uniamo le nostre forze per dar peso alle nostre azioni!Le nostre azioni,possono diventare azioni che creano consenso solo se hanno visibilità,la visibilità si ha solo con la partecipazione,un banchetto in una piazza non crea visibilità,l’occupazione di una sede della banca d’Italia per dimostrare contro il signoraggio crea visibilità ed interesse,ma mentre per il banchetto occorrono tre persone,per il secondo ne occorrono centinaia!Quindi se vogliamo cambiare l’attuale stato dobbiamo unirci nell’azione!
Le sostanziali differenze che marcano ogni gruppo devono essere non motivo di divisione,ma motivo di grandezza per meglio finalizzare l’azione.Adesso,da sempre,ci si è abituati al confronto,confronto che porta alla fine alle divisioni,stare a discutere se è giusto o meno giusto qualcosa ci porta a dividerci,passiamo il tempo a discutere di tanti aspetti che ci differenziano,mentre siamo incapaci di portare in piazza le nostre idee,nella lotta i nostri convincimenti,trasformiamo le nostre diversità in un sistema organico,noi che amiamo l’organicità dello stato,iniziamo quindi da noi stessi.Compensiamo i nostri limiti strutturali attingendo alle altrui capacita,risorse e viceversa,così compensiamo la scarsità di uomini nella lotta versando uomini provenienti da altri gruppi. Siamo in tanti,ma ognuno diverso dall’altro,così come ognuno aspira a portare avanti le migliori sue intenzioni,ma se alla fine queste intenzioni rimangono solo su internet o all’interno di un circolo a che serve?Siamo in tanti,agiamo,è ora!
Il passato,il passato per alcuni può essere dimenticato,per altri può essere accantonato,per altri invece diventa colonna portante del proprio pensiero.Ma questo basta per dividere le nostre strade?Basta guardare al pensiero o al modo di agire di chi ci è vicino per cambiare atteggiamento e indicare nuove soluzioni,anche se poi tutto questo porta ad un imbavagliamento di chi è più debole oppure al suo allontanamento!Perchè non difendere il pensiero di chi non la vede come noi a differenza del sistema che pretendiamo di distruggere, che cerca invece di appiattire,di assimilare,di omologare,di conformare e quando non ci riesce di distruggere?Non siamo noi forse schiere di uomini che lottano per la libertà di pensiero?Non siamo noi uomini che pretendiamo e lottiamo per dare spazio a deboli e offesi?Non siamo noi forse eretici nella vita e nelle azioni?Siamo o no rivoluzionari e ce ne freghiamo del piattume che ci circonda e viviamo per un mondo di luce e di grandezza spirituale?Perchè quindi chiudere le porte a chi la pensa in maniera diversa?Perchè,come in questo caso,si ha paura di dare spazio a chi guarda al passato per costruire il futuro?Paura dell’insuccesso?Ed allora dobbiamo noi forse preoccuparci della propria soddisfazione,del successo,dell’accomodamento o dobbiamo invece puntare al giusto e per esso sacrificarci?Siamo noi uomini che hanno paura di morire in una guerra che è già persa per schierarsi dalla parte della verità?Siamo noi forse quelli che si accomodano forse e che guardano ad agi e vantaggi personali?Siamo qui per altro,siamo qui per difendere un ideale,un grande ideale,che ha radici profonde ed un futuro radioso,ma che non può vederci divisi!Le nostre divisioni sono figlie di incomprensioni e di logiche che non ci appartengono,sono figlie di questo sistema,che ci vuole schierati e divisi in fazioni,logiche “democratiche”parlamentari che chiedono ad ognuno di noi di schierarsi da una parte per far soccombere l’altra,logiche che pretendono la conta e la divisione,mentre in realtà noi siamo figli di chi unì l’intero popolo in nome di una grande Italia,una Italia che aveva nella partecipazione della totalità degli uomini la diversità e la grandezza del proprio agire,un Italia che fu esempio limpido ed incorrotto di grandezza insuperato.Quindi perché noi cambiamo strada? Quindi mi chiedo e vi chiedo perché non rispettiamo le idee di chi vuole unirsi nella lotta per abbattere il vero nemico,che non è al nostro fianco,ma è di fronte,è una piovra con mille tentacoli,con mille tentazioni,pronta a neutralizzarci semplicemente con l’uso del solito pensiero conforme,la divisione non è nel nostro dna,scacciamo quindi dai nostri pensieri questo modo di vedere e di creare,ritorniamo alla nostra vera forza,forza che sta nella nostra diversità,forza che sta nel nostro essere uomini liberi ed eretici!Abbattiamo il conformismo,abbattiamo le palizzate che ci dividono,abbattiamo le nostre divisioni,cerchiamo invece di lottare uniti,di marciare uniti verso la vittoria,il nemico è forte e si crede invincibile,noi sappiamo che non è così,non è tempo questo di discutere di tradizioni o di socialismo,ne di Evola ne di Gentile,ne di futurismo o di progresso,questo è il tempo dell’agire,questo è il nostro tempo,domani una volta abbattuto il mostro e ristabilito l’ordine delle cose decideremo assieme quale sarà il cammino da percorrere,oggi abbiamo un solo dovere,oggi dobbiamo abbattere lo strapotere dei partiti e del sistema parlamentare,dobbiamo distruggere le lobby di banche ed alta finanza,dobbiamo eliminare mafie e massonerie varie,tutto questo va fatto e sarà fatto,questo sarà fatto da uomini che amano lotta e sacrificio e non certo comodità ed amore per i propri interessi e per le proprie fazioni,uomini che saranno d’esempio,uomini che capiranno che l’obbiettivo è altro e non chi lotta da un'altra posizione!Uomini in grado di comprendere e di rispettare l’altrui pensiero,uomini che saranno partigiani solo nel verso che conta,cioè contro il nemico comune!
Giuseppe Convertini,
Circolo Benito Mussolini

sabato 18 dicembre 2010

NORMA COSSETTO

Norma Cossetto




… Norma Cossetto era una splendida ragazza di 24 anni di S. Domenico di Visinada, laureanda in lettere e filosofia presso l'Università di Padova. In quel periodo girava in bicicletta per i comuni dell'Istria per preparare il materiale per la sua tesi di laurea, che aveva per titolo "L'Istria Rossa" (Terra rossa per la bauxite).Il 25 settembre 1943 un gruppo di partigiani irruppe in casa Cossetto razziando ogni cosa. Entrarono perfino nelle camere, sparando sopra i letti per spaventare le persone. Il giorno successivo prelevarono Norma. Venne condotta prima nella ex caserma dei Carabinieri di Visignano dove i capibanda si divertirono a tormentarla, promettendole libertà e mansioni direttive, se avesse accettato di collaborare e di aggregarsi alle loro imprese. Al netto rifiuto, la rinchiusero nella ex caserma della Guardia di Finanza a Parenzo assieme ad altri parenti, conoscenti ed amici tra i quali Eugenio Cossetto, Antonio Posar, Antonio Ferrarin, Ada Riosa vedova Mechis in Sciortino, Maria Valenti, Umberto Zotter ed altri, tutti di San Domenico, Castellier, Ghedda, Villanova e Parenzo. Dopo una sosta di un paio di giorni, vennero tutti trasferiti durante la notte e trasportati con un camion nella scuola di Antignana, dove Norma iniziò il suo vero martirio. Fissata ad un tavolo con alcune corde, venne violentata da diciassette aguzzini, ubriachi e esaltati, quindi gettata nuda nella Foiba poco distante, sulla catasta degli altri cadaveri degli istriani. Una signora di Antignana che abitava di fronte, sentendo dal primo pomeriggio gemiti e lamenti, verso sera, appena buio, osò avvicinarsi alle imposte socchiuse. Vide la ragazza legata al tavolo e la udì, distintamente, invocare la mamma e chiedere da bere per pietà…… Il 13 ottobre 1943 a S. Domenico ritornarono i tedeschi i quali, su richiesta di Licia, sorella di Norma, catturarono alcuni partigiani che raccontarono la sua tragica fine e quella di suo padre. il 10 dicembre 1943 i Vigili del fuoco di Pola, al comando del maresciallo Harzarich, ricuperarono la sua salma: era caduta supina, nuda, con le braccia legate con il filo di ferro, su un cumulo di altri cadaveri aggrovigliati; aveva ambedue i seni pugnalati ed altre parti del corpo sfregiate. Emanuele Cossetto, che identificò la nipote Norma, riconobbe sul suo corpo varie ferite d'arme da taglio; altrettanto riscontrò sui cadaveri degli altri".Norma aveva le mani legate in avanti, mentre le altre vittime erano state legate dietro. Da prigionieri partigiani, presi in seguito da militari italiani istriani, si seppe che Norma, durante la prigionia venne violentata da molti.Un'altra deposizione aggiunge i seguenti particolari: "Cossetto Norma, rinchiusa da partigiani nella ex caserma dei Carabinieri di Antignana, fu fissata ad un tavolo con legature alle mani e ai piedi e violentata per tutta la notte da diciassette aguzzini. Venne poi gettata nella Foiba.…La salma di Norma fu composta nella piccola cappella mortuaria del cimitero di Castellerier. Dei suoi diciassette torturatori, sei furono arrestati e obbligati a passare l'ultima notte della loro vita nella cappella mortuaria del locale cimitero per vegliare la salma, composta al centro, alla luce tremolante di due ceri, nel fetore acre della decomposizione di quel corpo che essi avevano seviziato sessantasette giorni prima, nell'attesa angosciosa della morte certa. Soli, con la loro vittima, con il peso enorme dei loro rimorsi, tre impazzirono e all'alba caddero con gli altri, fucilati a colpi di mitra…

DEMOCRAZIA














Una sera qualsiasi di questo dicembre nella trasmissione di Santoro appaiono tra i tanti "democratici" due particolarmente accaniti difensori di tale "fede" politica.
Si tratta di Di Pietro e La Russa,i quali per farsi belli non fanno altro che cercare di infangarsi l'uno con l'altro dandosi l'appellativo di "fascista".
E' inutile dire che noi fascisti ci sentiamo un tantinello incazzati dall'uso discriminatorio di questa definizione,pertanto in questo post vogliamo dimostrare alcune vicende "democratiche" che hanno segnato la storia del mondo,senza che poi i "democratici" in questione sentissero la necessità di discutere delle loro porcherie.Tanto per chiarire che la democrazia dei "liberatori" è da fare schifo.

Immagine numero 1,Guantanamo,prigionieri della "grande democrazia americana" senza diritti!

Immagine numero 2,America scontri razziali,nella "grande democrazia americana" fino a poco tempo fa si combatteva per ottenere dei semplici diritti,bastava il semplice colore della pelle per vivere una vita da inferno!

Immagine numero 3,un glorioso soldato "liberatore" americano mentre spiega ad un prigioniero iracheno la "grandezza della democrazia americana"


Immagine numero 4 Vietnam,bombardamento dei "democratici e liberali americani",guerra di 2 milioni di morti!

Imamgine 5 Strage di Katin,strage fatta dai "democratici sovietici" durante la seconda guerra mondiale,dai 15000 a 20000 militari polacchi!Strage tenuta nascosta da tutte le altre "democrazie" occidentali per decenni per ovvi motivi di convenienza!

Imamgine 6 e 7,Ucraina 1933-1940,strage etnica attuata dai soviet di Stalin,"democratici comunisti".Strage che provocò milioni di morti,molti dei quali bambini,i quali finirono molte volte per essere mangiati!Il piano sovietico prevedeva l'uso della destabilizzazione di intere comunità attraverso una carestia scientificamente attuata!

Immagine 8 Palestina,strage continuata ed abusata dal 1948 dalle "democrazie americane e sioniste"

Immagine 9 Italia,foibe,strage etnica di civili italiani,attuata da "democratici liberatori partigiani comunisti",morti dai 30000 ai 250000,non si conosce la vera cifra,dato che nessuno ha poi cercato la verità!



Immagine 10 Cina,fucilazione in campo di lavoro,molte delle produzioni che arrivano in occidente sono frutto del lavoro di schiavi,i quali molte volte vengono passati "democraticamente" per le armi,nel silenzio conveniente dei media occidentali


Immagine 11 Cambogia,3 milioni di morti,strage fatta dai famosi "democratici comunisti" Kmer Rossi!!!

I PADRONI DELL'UNIVERSO


I PADRONI DELL'UNIVERSO...WALL STREET"
Una setta di banchieri decide le sorti del mondo

Sono nove, si riuniscono il terzo mercoledì del mese, controllano tutta la finanza

CORRISPONDENTE DA NEW YORK

Nove banchieri delle più importanti istituzioni finanziarie di Wall Street si riuniscono il terzo mercoledì di ogni mese nel Distretto finanziario di Manhattan per assicurarsi il controllo e la floridezza del mercato che più preoccupa la Casa Bianca: quello dei derivati.

L’amministrazione Obama ha tentato invano di sottoporli a rigidi controlli nella recente riforma finanziaria varata dal Congresso, e Paul Volcker, l ’ex presidente della Federal Reserve consigliere dello Studio Ovale, ne è il critico più aspro, indicandoli come un mercato che «sfugge a ogni regola» e continua a minare la stabilità di Wall Street dopo aver già contribuito alla crisi del settembre 2008. Ma le pressioni di Casa Bianca e Congresso hanno una debole eco nelle riunioni che vedono attorno ad un tavolo banchieri di giganti come JP Morgan Chase, Goldman Sachs, Deutsche Bank e Morgan Stanley interessati soprattutto a mantenere il controllo di scambi annuali per molti trilioni di dollari che sfuggono a ogni supervisione visto che i derivati sono prodotti finanziari in gran parte non quotati in Borsa.

Dunque vengono scambiati privatamente e spesso registrati nei bilanci in maniera così ambigua da suggerire sospetti di illeciti. E ’ proprio per indagare sul possibile rischio di frodi capaci di mettere a rischio la stabilità delle maggiori banche - e dunque i risparmi di milioni di cittadini - che il ministero della Giustizia di Washington ha creato una task force investigativa, il cui titolare Robert Litan ha scoperto il segreto del «club del mercoledì» finito ieri sulla prima pagina del New York Times.

A dare corpo all’indagine sono state le testimonianze raccolte fra gli alti funzionari di Bank New York Mellon, fondata nel 1784, che hanno consentito di ricostruire come la loro richiesta di entrare nel «club del mercoledì» - che porta il nome di Ice Trust - sia stata rifiutata dai nove banchieri sulla base della convinzione che «la domanda non era sostenuta da un sufficiente volume di scambi di derivati durante l ’anno».

«Si tratta di una risposta assurda perché siamo una delle banche da più tempo attive nel Distretto finanziario» ha fatto presente Sanjay Kannambadi, ceo della sussidiaria creata da Bank New York Mellon per entrare nell ’Ice Trust, secondo il quale «il vero motivo per cui ci hanno tenuti fuori è la volontà di mantenere alti margini di profitto e di non condividere con altri la redazione delle regole che governano questo tipo di scambi».

Di fronte a tale ricostruzione Robert Livan non ha fatto altro che riscontrare la possibile creazione di un gruppo finanziario impegnato a gestire il mercato dei derivati con metodi non pubblici, sollevando lo scenario di qualcosa che assomiglia a una setta segreta di banchieri nel cuore di Wall Street per gestire i prodotti derivati che continuano a essere quelli capaci di garantire i maggiori profitti economici.

Da qui l’inchiesta, solamente all’inizio, che minaccia di mettere a soqquadro Wall Street.
Gary Gensler, presidente della Commodity futures trading commission incaricata di regolare gli scambi della maggioranza dei derivati, suggerisce la necessità di «una maggiore supervisione sull ’operato delle banche» al fine di scongiurare il rischio di intese non pubbliche destinate ad «aumentare i costi per tutti i cittadini americani».

Ma i membri del «club del mercoledì» respingono tali accuse, affermando l ’esatto contrario. «Il sistema creato consente di ridurre i rischi esistenti in questo mercato e fino a questo momento la cooperazione fra noi si è rivelata un successo» ha dichiarato al New York Times una portavoce di Deutsche Bank, lasciando intendere che il super-club svolge quelle mansioni di controllo che la riforma finanziaria non è riuscita ad assegnare ad alcuna istituzione.

da: lastampa.it

martedì 7 dicembre 2010

I ROM NON SONO RUMENI




I ROM NON SONO RUMENI......




In Italia

Gli zingari in Italia, come nel resto del mondo, rappresentano una comunità eterogenea, dalle mille sfumature e dalle mille espressioni. Mille sono anche gli anni della storia degli zingari divisi essenzialmente in tre gruppi principali: Rom, Sinti e Kalé (gitani della penisola iberica). A questi gruppi principali si ricollegano tanti gruppi e sottogruppi, affini e diversificati, ognuno con proprie peculiarità. Essi hanno un'origine comune, L'india del nord e una lingua comune, il romanès o romani ©hib diviso in svariati dialetti. L'opinione pubblica, che dei Rom e Sinti conosce poco o niente, tende a massificare e a confondere i diversi gruppi zingari, soprattutto tende a condannare e ad emarginare senza capire. La popolazione zingara in Italia rappresenta lo 0,16% circa dell'intera popolazione nazionale essendo stimati in un numero di persone compreso fra le 80.000 e le 110.000 unita. Sono presenti solo Sinti e Rom con i loro sottogruppi. I Sinti sono soprattutto insediati nel nord dell'Italia e i Rom nell'Italia centro-meridionale. Essi rappresentano gli zingari di antico insediamento a cui hanno aggiunti vari gruppi zingari di recente e di recentissima immigrazione. Circa 1'80% degli zingari che vivono nel nostro Paese hanno la cittadinanza italiana, il 20% circa e rappresentato da zingari extracomunitari, soprattutto provenienti dai territori della ex-Jugoslavia. Circa il 75% e di religione cattolica, il 20% di religione musulmana e il 5% raggruppa: ortodossi, testimoni di Geova e pentecostali.

L'arrivo in Italia

L'origine indiana degli zingari si è scoperta nel XVIII secolo attraverso lo studio della lingua zingara. Con lo studio filologico si è potuto ricostruire ipoteticamente l'itinerario seguito dagli zingari nel loro lungo cammino in quanto essi prendevano a prestito parole dai popoli con cui venivano a contatto. Dall'India del nord sono arrivati in Europa attraverso la Persia, l'Armenia e l'Impero Bizantino. Dai Balcani si sono diramati in tutta Europa, arrivando anche in Russia e, con le deportazioni, nelle Americhe e in Australia. Sono molti gli studiosi che credono che i Rom abruzzesi, fra i primi gruppi zingari arrivati in Italia, siano arrivati attraverso l'Adriatico provenienti dalle coste albanesi e greche, probabilmente per sfuggire alla repressione dei turchi ottomani. A sostegno di tale tesi si e fatto riferimento all'assenza nella parlata dei Rom abruzzesi di termini tedeschi e slavi. Ma si può obiettare: i turchi ottomani conquistarono tutta la Grecia e l'attuale Albania fra il 1451 e il 1520 (L. Piasere), mentre i Rom in Italia arrivarono molto tempo prima (il primo documento che attesta l'arrivo degli zingari e del 1422 ma ci sono molti indizi che inducono a credere che i Rom arrivarono ancora prima); i Rom abruzzesi hanno nella loro parlata sia termini tedeschi come tiÒ, glàse, brèg (ted. tiÒch = tavolo, glas = bicchiere, berg = montagna), sia termini serbo croati come plaxtà = lenzuola (s.c. phahta), niÒte = nulla (s. c. nista), a Òtar = catturare, afferrare (s.c. staviti), nikt (nikkete) = nessuno (s.c. nikto), a pukav. = fare la spia, denunciare (s.c. bukati), po (pro) = per (s.c. po); inoltre, perché i Rom con le loro carovane avrebbero dovuto viaggiare per via mare, via a loro scomoda, inusuale e all'epoca minacciata dai turchi, se per secoli avevano dimostrato di spostarsi con sicurezza e rapidità per via terra? Tutto ciò induce a credere che il grosso dei Rom abruzzesi sia arrivato in Italia dal nord per via terra, proveniente, dall'Albania o dalla Grecia, attraversando la ex-Jugoslavia e territori di lingua tedesca. Non è da escludere che effettivamente piccoli nuclei siano arrivati in Italia attraverso l'Adriatico assieme ad altre minoranze come Serbo -Croati e Albanesi. Tutto è comunque ancora da provare. Da questa piccola introduzione si può ben comprendere come sia difficile ricostruire la storia dei Rom sia perché i documenti a disposizione sono pochi ed incompleti sia perché i Rom non hanno lasciato nessuna testimonianza scritta. La storia dei Rom é una storia che non nasce dall'interno della sua comunità proprio perché essi rappresentano un popolo senza scrittura che affida alla "memoria" e alla tradizione orale il compito di trasmettere la propria storia e la propria cultura. La storia dei Rom è fatta dai Caggé (non zingari) attraverso le osservazioni di quanti ai Rom si sono in qualche modo interessati per la curiosità e la meraviglia che suscitavano o attraverso le disposizioni delle autorità pubbliche. Così dalla lettura delle Cronache del XV secolo si possono ricostruire sommariamente gli itinerari seguiti dagli zingari in Europa. Il primo documento che segnala l'arrivo degli zingari in Italia è quello del 18 luglio 1422, un'anonima cronaca bolognese contenuta nella Rerum Italicarum Scriptores di Ludovico Antonio Muratori: "A di 18 luglio 1422 venne in Bologna un duca d'Egitto, il quale aveva nome Andrea, e venne con donne, putti e uomini del suo paese, e potevano essere ben cento persone...... " Dalle "grida" e dai bandi che dal 1500 si sono susseguiti fino al 1700 si possono dedurre le politiche attuate dalle autorità nei confronti degli zingari: politiche di espulsione, di reclusione, di repressione, di deportazione, ovvero politiche votate al più completo rifiuto. (Attualmente siamo nella fase della politica di assimilazione).

I Rom abruzzesi

I Rom abruzzesi, con cittadinanza italiana, rappresentano dunque uno dei primissimi gruppi zingari arrivati in Italia e grazie alla lunga permanenza sono relativamente più inseriti nel contesto sociale ed economico della società maggioritaria rispetto ad altri gruppi di recente immigrazione. In passato le attività principalmente esercitate erano quelle che lasciavano spazio all'essere e alla creatività e quelle che facilitavano i rapporti umani. Da qui l'attività di musicisti, di fabbri calderari, di commercianti di cavalli, di lavoratori di metalli. Il progresso tecnologico, il boom economico, lo sviluppo delle attività industriali hanno soppiantato le attività tradizionali e la maggioranza dei Rom ha dovuto operare una riconversione economica, ma il modo di porsi di fronte alla vita e di interiorizzarla e soprattutto la struttura sociale dei Rom e rimasta nei secoli pressoché immutata. L'istituzione fondamentale su cui si regge la società romanes e la famiglia, intesa nel senso più ampio, come gruppo cioè che si riconosce nella discendenza da un antenato comune. Da sempre oggetto di violenza i Rom hanno rafforzato i rapporti endogamici e i vincoli di solidarietà familiare, mantenendo invece verso l'esterno un atteggiamento ostile. Vi è in questo un profondo senso di sfiducia e un'intima esigenza di difesa. Il sistema sociale e vissuto nelle profonde componenti umane, basato essenzialmente sul severo rispetto delle norme etico-morali che regolano e disciplinano la comunità romanes per garantire ai singoli individui la piena integrazione. Essi tutelano la dignità e l'onore del Rom. Non esistono classi o gerarchie sociali se si esclude quella semplicistica di ricchi e poveri, cosicché anche il più ricco e in relazione con il più povero e viceversa in base ad un principio di eguaglianza che riflette una ottica di vita di tipo orizzontale. In questo contesto il Rom abruzzese si sente parte di una totalità singolare che lo porta a differenziarsi sia dai caggé (non zingari) sia dagli altri gruppi zingari (Rom stranieri, Sinti, Kalé). ciò si traduce in un proprio stile di vita con modi proprio di esprimersi e di comportarsi. Alcune norme sono vincolanti, ad esempio: alle romniá abruzzesi non e assolutamente consentito dall'etica romanès di fumare, di indossare pantaloni, di truccarsi, di indossare costumi da bagno al mare, di giocare d'azzardo. Le donne che vogliono avere una buona reputazione ed intendono essere rispettate dai Rom si adeguano al rispetto di tali norme morali, che non le confonde con gli altri. Un Rom si sente perfettamente sicuro in seno alla sua comunità, costituita dall'insieme di tanti singoli gruppi parentelari dove non esistono né regine né tantomeno re come invece tende a far credere il sensazionalismo giornalistico che copre con la fantasia e l'immaginazione le proprie carenze informative. In mondo romano vien perciò presentato o in termini mitologici o in termini criminalizzanti, l'una e l'altra forma sono delle distorsioni che alterano il mondo zingaro producendo stereotipi negativi e pregiudizi di cui i Rom restano vittime. La sicurezza del Rom deriva dalla tradizione che lo pone sicuro di fronte al futuro e dalla coesione, che lo pone sicuro davanti all'imprevedibile. Tutto ciò si traduce in un forte equilibrio psicologico. Le relazioni ben strette fra educazione, coesione ed equilibrio psicologico sono minacciate con i contatti conflittuali esterni. Si pensi ad un bambino Rom che frequenta la scuola pubblica: entrare a contatto con una realtà che presenta dei modelli di vita funzionale alla società maggioritaria a cui e difficile per lui adattarsi, gli provoca inevitabilmente uno smarrimento in quanto è costretto ad operare una difficile scelta che nella maggior parte dei casi lo induce a ripercorrere la strada degli affetti familiari; da adulto mostrerà un atteggiamento ostile verso quella società non ancora preparata ad accoglierlo se non attraverso l'assimilazione. Lo stesso dicasi dei matrimoni misti in cui l'individuo esterno viene a rappresentare un elemento di disturbo se non riesce ad integrarsi. Il cardine della struttura sociale dei Rom e la famiglia patriarcale, dove il vecchio, considerato saggio, ne é rappresentante riconosciuto. Ci sono Rom che vengono esclusi per le loro pessime qualità morali, sono considerati "gavalé" e sono derisi e scherniti. I frequenti contatti all'interno del mondo romano hanno da sempre attivato una fitta rete di comunicazione interna che porta i Rom ad essere a1 corrente di ciò che accade a famiglie zingare anche molto distanti. I mass media rappresentano oggi, assieme alle organizzazioni tentacolari pseudo-zingare, la più grande minaccia all'esistenza dei Rom poiché infondono modelli di vita che allontanano i giovani dalla tradizione facendo allargare le maglie delle relazioni sociali e familiari, creando anche nuovi gusti e nuove esigenze che alterano l'etica romanès e che infondono nei Rom l'arrivismo e la necessità di possedere a tutti i costi il superfluo. Da qui le attività illecite. I Rom non preparati alla maniera dei caggé, cadono nel tranello. Cerchiamo ora di capire e di conoscere alcuni aspetti fondamentali della cultura e della vita dei Rom abruzzesi: la lingua, il sistema giuridico, la festa (fidanzamento e matrimonio), la morte.

La lingua

La lingua dei Rom abruzzesi detta "romanès" o "romaní ©hib" è strettamente imparentata con le lingue neo-indiane e conserva ancora fedelmente un gran numero di vocaboli di origine indiana. La lingua romani è arricchita di imprestiti persiani, armeni, greci, serbo-croati, di alcuni vocaboli tedeschi e di elementi dialettali dell'Italia centromeridionale a testimonianza dell'itinerario seguito dai Rom nel lungo cammino iniziato dal nord-ovest dell'India verso occidente.

NOUA DREAPTA ITALIA

Rumeno Costel Antonescu


RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

sabato 4 dicembre 2010

PAOLO SIGNORELLI ricordato da Giampiero Mughini


SIGNORELLI - IL "MOSTRO" NERO CHE NON AVEVA COLPE

A 76 anni muore un protagonista della destra. Accusato di ogni nefandezza, ha unito per la prima volta fascisti e comunisti nella lotta per dimostrare la sua innocenza.


Ieri la mia giornata è cominciata nel segno del lutto. Quando alla mattina ho aperto il computer, era già arrivata la mail della mia amica Silvia Signorelli dove mi annunciava che suo padre, Paolo Signorelli, era morto la sera prima. Aveva 76 anni. La lotta corpo a corpo con il tumore, lotta che da oltre quattro anni Paolo conduceva con grande coraggio e dignità personale, s’era conclusa. Scompare uno dei protagonisti più marcati della storia della destra italiana del dopoguerra, uno che a metà degli anni Ottanta venne indicato da alcuni magistrati d’accusa come il mostro dei mostri e che per questo s’è fatto dieci anni di cella: e non c’era ignominia della destra estrema che non gli fosse attribuita, dall’aver ideato la “strage di Bologna” all’essere stato mandante dell’assassinio di alcuni magistrati famosi. Tutte accuse da cui verrà definitivamente assolto.

Tra i Cinquanta e i Sessanta Paolo era stato uno dei fondatori e uno dei ragionatori principali del gruppo di estrema destra “Ordine nuovo”, una molecola che s’era staccata furiosamente dal corpo del Msi perché giudicato troppo accomodante e pantofolaio. Non è che Paolo avesse deciso di scherzare col fuoco, di più. Era un nemico frontale della democrazia di massa, era uno che non rinnegava nulla del “fascismo eroico”. Era uno che non si sarebbe messo i guanti bianchi ove avesse avuto di fronte quelli della sinistra. Al tempo della mia giovinezza politica, loro di “Ordine nuovo” agli occhi di noi studenti di sinistra erano dei “Démoni” in carne e ossa. Il capo dell’ “Ordine nuovo” di Catania, la mia città natale, andava in giro con un pugno di ferro in tasca. Di tanto in tanto irrompevano nelle sedi nostre e non avevano l’aria di scherzare.

Quel capo catanese di “Ordine nuovo” diverrà poi uno dei consiglieri politici di Arnaldo Forlani. Era stato Paolo Signorelli a farlo espellere da “Ordine nuovo” perché estremista e inattendibile. Quanto a me, di Signorelli e della sua bellissima famiglia ero divenuto amico da una quindicina d’anni. Di quella storia che così tanto mi appassiona che avrei voluto scriverci un libro, la storia prima dell’odio frontale e poi del riavvicinamento umano tra “noi” di sinistra e “loro” di destra, la vicenda di Signorelli è una pietra miliare. Mi spiego.

“Paolo Signorelli, il Teorema, il Mostro, il Caso”. Era il titolo di un quaderno edito nel 1988 dal Comitato di Solidarietà pro Detenuti Politici che aveva come prefatore una figura adamantina del mondo radicale, Mauro Mellini. Signorelli era divenuto “il Mostro” nel 1986, quando lo condannano a 12 anni perché corresponsabile della strage di Bologna. Più tardi gli appiopperanno una condanna all’ergastolo. Come scrive Mellini, il curriculum e la silhouette di Signorelli lo facevano “un personaggio fatto apposta per le stragi, il terrorismo, l’eversione sanguinosa”. Uno più mostro di questo professore di liceo che alla politica e all’ideologia la più furibonda dedicava ogni spasmo della sua vita e della sua passione? Impossibile. Un personaggio letterario, insomma: un mandante che era assieme “tenebroso” e perfettamente riconoscibile. Uno che ce l’aveva scritta in faccia la professione che gli era più congeniale: quella di imputato. “Di professione imputato” è il titolo del libro che Signorelli scrive quando tutte le accuse sono cadute, quando il professore di liceo non è più il “Mostro”, ma uno che s’è fatto ingiustamente dieci anni di cella. Una copia di quel suo libro Paolo me la mandò il 25 giugno 1996 con la dedica: “Forza Uomo!”.

Era successo difatti, ed era la prima volta nella storia del secondo dopoguerra, che un protagonista acerrimo della storia della destra la più risoluta divenisse l’oggetto di una campagna di solidarietà che metteva fianco a fianco uomini di sinistra e uomini di destra. C’è che nel processo contro Signorelli le accuse e i fatti non vanno d’accordo. C’è che agli occhi di molti le accuse contro di lui appaiono insussistenti. Una cosa è l’avere scherzato con il fuco, e Signorelli lo ha fatto; tutt’altra cosa è avere detto a Pier Luigi Concutelli “Vai e uccidi il giudice Occorsio!”, e di questo non c’è nessuna prova. Scatta la campagna in nome della verità e della giustizia. Entra in campo “Amnesty International” a denunciare che il detenuto Paolo Signorelli è stato privato dell’assistenza sanitaria di cui aveva bisogno. La moglie di Paolo, Claudia Signorelli, manda una lettera ai familiari delle vittime della bomba di Bologna dicendo che il loro dolore è interamente condiviso da lei e da suo marito. Signorelli denuncia “per calunnia” i magistrati di Bologna che lo accusano.

A metà del 1987 cominciano i digiuni congiunti di alcuni dei “nostri” e di alcuni dei “loro”. A far partire la sequenza dei digiuni è nientemeno che il futuro sindaco di Roma, Francesco Rutelli. Poi il deputato missino Tommaso Staiti e il deputato radicale Emilio Vesce, e il giornalista Giorgio Pisanò, e mentre arrivano le adesioni di Enzo Tortora e dell’attrice Ilaria Occhini e di Sergio D’Elia, ex terrorista di Prima linea e in quel momento segretario federale del Partito Radicale.

La prima volta nella storia d’Italia, che “noi” e “loro” fossimo l’uno accanto all’altro. Altro che di avere scherzato con il fuoco, Paolo Signorelli verrà assolto da ogni cosa. “Noi” e “loro” lo festeggiammo in una sala attigua a Porta Portese, un pomeriggio di 14 anni fa. Paolo era sorridente, orgoglioso, uno che non rinnegava niente. Asperrimo com’era, io gli ho voluto bene come lo si deve a un avversario leale e umano. Addio, Paolo.

GIAMPIERO MUGHINI

giovedì 2 dicembre 2010

PAOLO




CAMERATA PAOLO SIGNORELLI!!!
PRESENTE!!!

GIOVINEZZA



E' inutile dirlo,noi siamo con loro!
Non ci permettiamo di entrare nel merito della questione,la riforma se va fatta o meno non tocca a noi dirlo,ma di sicuro quello che contestiamo è la mancanza di coinvolgimento di chi è interessato al cambiamento!
Come al solito,come sempre,in queste "democrazie" chi è al potere si sente in diritto di decidere per tutto senza confrontarsi con le parti interessate!La chiamano "democrazia"!!!
Adesso studenti e docenti stanno perdendo la pazienza,così come tanti preecari,cassintegrati,lavoratori in genere,insomma è l'Italia che sta iniziando a risollevarsi!Quindi noi speriamo che questo vento nuovo spazzi politicanti e partiti e abbatta il sistema!!!POTERE AI GIOVANI!!!GIOVINEZZA PRIMAVERA DI BELLEZZA!!!

GRAZIE MARIO!



GRAZIE PER TUTTO QUELLO CHE HAI FATTO!CIAO MARIO!